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Il 2008, Anno Europeo del Dialogo Interculturale, segna un'importante tappa nel percorso di ERF e dei Festival in genere. Festival delle arti, non solamente di musica. Prima di tutto perché questa tematica, esposta nel manifesto "Arts Festivals Declaration on Intercultural Dialogue", è stata fortemente voluta e sottoscritta dalla Commissione Europea e da un manipolo di festival, tra cui ERF, appartenenti alla European Festivals Association, a Lubiana, durante la cerimonia di apertura del semestre sloveno di presidenza UE. Poi perché bisogna approfittare dell'energia sovversiva dell'atto creativo, opponendola a tutti i sistemi culturali troppo stabilizzati o populisti.
Festival d'arte, non solo musica, è questo il cammino da seguire? La nostra risposta è sì. Sì all'arte intesa come dialogo, al rispetto per le varie culture, alla diffusione di idee e competenze, all'unione nelle differenze. I Festival, forti delle loro profonde radici nelle comunità in cui operano, possono, nello stesso tempo, promuovere ed esaltare, in una atmosfera "festosa", una filosofia di scambio culturale e di rispetto per le diversità che non possono più essere ignorate. Su questi "landmarks" si muove il nostro programma 2008, partendo da Noa e chiudendo con la Grande Messa di Bach, spaziando dalla nuova musica, come la Cantata per il Millennio della Cattedrale di Sarsina commissionata e diretta da Ennio Morricone, o la prima esecuzione del brano di Françoise Choveaux, compositrice nota anche per l'opera scritta per il Concorso del "2 agosto", e su presenze di grande spessore provenienti da tutto il mondo e che di questo mondo ci parlano.
Un percorso di musica, teatro, danza, esperienze trasversali e anche una piccola esposizione di manifesti che raccontano 50 anni di storie d'Europa, da quando eravamo divisi in due e ci si riuniva a Ginevra, ad oggi. Questo ci rincuora e ci incoraggia a guardare positivamente avanti contro gli stereotipi, i pregiudizi e le discriminazioni, ma sopratutto a sorridere, come nella nostra nuova veste grafica: un viso giovane, pieno di sogni. L'abbiamo soprannominata Agata e per noi sta diventando un simbolo, forse una promessa per il futuro. Dipendera' da noi.
Massimo Mercelli
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