| |
06/07/2008 - La vibrante anima musicale di Giovanni Sollima.
A poche ore dal concerto di San Mauro Pascoli, incontriamo telefonicamente Giovanni Sollima, compositore di livello internazionale e musicista di larghe vedute e di notevole eclettismo. Nato a Palermo da una famiglia di illustri musicisti, Sollima si dedica fin da giovane allo studio del violoncello nella sua dimensione classica; successivamente spinto dalla sua innata curiosità, si addentra nel mondo della musica contemporanea esplorando nuovi territori, dal rock al jazz passando attraverso la popular music. A questo proposito ricordiamo le sue personalissime interpretazioni al violoncello di due famosi brani di Jimi Hendrix, Angel e Purple Haze, entrambi in programma nel concerto di giovedì sera a Villa Torlonia. Ma Sollima ha anche un forte feeling con i grandi maestri della musica classica: recentemente Riccardo Muti ha diretto al Ravenna Festival il suo brano per attrice/cantante e orchestra, Passiuni; mentre il grande violoncellista cinese Yo-Yo Ma gli ha commissionato un pezzo che eseguirà con il suo gruppo Silk Road Project nel tour mondiale del prossimo autunno. E ancora, Sollima vanta collaborazioni anche con grandi coreografi (Carlson, Armitage), registi teatrali (Wilson, Stein) e cinematografici, tra i quali Giordana (I cento passi, La meglio gioventù) e Greenaway (Nightwatching) ed ha creato ed eseguito un suo brano per la colonna sonora di Palermo Shooting, il prossimo film di Wim Wenders, nel quale sarà anche attore.
Considerata la costante attenzione che Emilia Romagna Festival riserva da sempre ai giovani interpreti provenienti da prestigiosi concorsi italiani e internazionali, chiediamo subito a Sollima un consiglio per i giovani musicisti che vogliono intraprendere questa carriera.
Cosa ti ha aiutato di più nel tuo percorso professionale? La curiosità patologica. Credo che possa aiutare anche gli altri, soprattutto i giovani che vogliono entrare nel mondo della musica. E poi un'altra cosa utile è avere la percezione di avere un' ‘identità’, di avere una propria personalità. Sta tutto sul piano della ricerca, del far musica nel modo più genuino: ovviamente non è un percorso indolore, ma se c'è un segnale forte alla fine prima o poi esce fuori.
Come hai fatto ad arrivare al rock partendo da una formazione classica? E’ sempre la curiosità, quella voglia di andare oltre, fuori di sé, per confrontarsi con altre forme compositive. E questo aiuta anche la pratica interpretativa. L’esperienza rock è interessante perché ti apre a certi fenomeni di poesia. La pratica interpretativa e improvvisativa mi è venuta propria dal rock e dal jazz. E poi non potrei fare altrimenti: entrare in comunicazione con altri mondi, se non lo facessi starei male.
In Day dream, il video musicale di cui sei il protagonista assoluto, realizzato dal ventiduenne regista norvegese Lasse Gjertsen, astro nascente della nuova cinematografia digitale, compari nella doppia veste di attore e compositore e sei immerso dentro un bosco. Il nuovo album We were trees, la cui ispirazione nasce da un millenario, enorme Ficus Magnolia situato di fronte al Palazzo seicentesco dove vivi, troviamo ancora il riferimento agli alberi. Sia il video sia il tuo ultimo disco lasciano intuire un profondo legame con la natura. Quale è il tuo rapporto con la natura? Il rapporto con la natura c'è da sempre. Non è mai stato però un rapporto contemplativo, ma sempre umano. Si tratta di un interesse per gli organi viventi, per l’energia generata dalla natura. In altre parole si tratta di interfacciarsi con l’energia della natura. Fin da bambino ho avuto questa percezione della natura; poi mi sono dedicato al violoncello che è un ‘ex albero’. Intervista a cura di Michela Giorgini (Foto di Laura Arlotti)

<< Archivio NEWS
|
|