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  03/09/2008 - Chansons de Bilitis e d’altre storie...

Chansons de Bilitis e d’altre storie...
“Il suono del mare, la curva dell’orizzonte, il vento tra le foglie e il
grido di un uccello suscitano in noi impressioni complesse. Poi, una di esse riaffiora per esprimersi nel linguaggio della musica e porta dentro di sé la propria armonia”. Queste parole di Debussy, forse il musicista francese più significativo di fine Ottocento, esprimono il momento magico in cui una visione o un sogno che avevano trovato voce nella penna del poeta si trasformano come per incanto in musica. Poche altre volte come nella Parigi di quegli anni, poesia e musica creano queste “corrispondenze”, e mentre la rivoluzione industriale stravolge gli antichi ritmi di vita e gli scrittori naturalisti raccontano un’umanità urbanizzata che vive di stenti, i poeti (e i musicisti) simbolisti si disperdono nelle fantasie di un mondo raffinato e irreale. Il mondo delle Chansons de Bilitis, dove il suono della poesia si confonde con la poesia del suono e le angosce dell’armonia cromatica wagneriana si polverizzano in ritmi e melodie la cui indeterminatezza crea brume e incantesimi che ci portano in mondi mitici fuori del tempo. Tuttavia, come in ogni classe ci sono i discoli, così qualcuno che “rompe le uova nel paniere” c’è anche in questa Parigi così delicata e vaporosa. Si chiama Eric Satie, e basta leggere i titoli delle composizioni proposte qui per capire l’ironia e (spesso) l’irrisione che egli porta nelle proprie musiche, composte appositamente per prendere in giro l’ambiente simbolista e i suoi ‘misterosi’ atteggiamenti. E se in quel momento questa critica era considerata la stravaganza di un
outsider, dopo la guerra mondiale Satie fu visto come modello da autori come Poulenc e gli appartenenti al ‘gruppo dei Sei’, che trovarono in lui lo stimolo per produrre nella musica il necessario cambiamento. In un momento nel quale si andavano inventando nuovi linguaggi (come la dodecafonia) che sempre più allontanavano la gente comune dalla musica ‘colta’ essi, con un’abilità altrove difficilmente riscontrabile, composero pagine moderne e piacevoli allo stesso tempo (come la Sonata per flauto) o addirittura per il pubblico dei più piccoli (Storia di Babar), componendo una straordinaria “musica classica per tutti i giorni”. Maria Chiara Mazzi



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