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Emilia Romagna Festival 2008
 
     
 
  03/09/2008 - Bach chiude il festival a SAN MERCURIALE

Non è un caso che l’ultimo concerto di questo Festival (programmato in una delle date-simbolo della storia più recente, l’11 settembre), nell’Anno del dialogo interculturale si chiuda con la Messa in si minore di Bach. Cosa c’è di più interculturale (ma potremmo dire anche sovraculturale) della figura di Bach e di una messa cattolica, forse la più splendida messa cattolica della storia della musica, preparata dal compositore luterano per eccellenza, colui che ha dedicato alla chiesa di San Tommaso oltre metà della sua vita lavorativa? Forse anche poco interessa la vicenda ‘terrena’ di questo per il quale appare riduttiva anche la definizione di “capolavoro”, e poco importa che le sue parti siano state composte in momenti diversi e assemblate solo nel 1749, a suggello di una vita intera dedicata alla musica, sintesi perfetta e suprema di generi e forme. La Messa è costruita in maniera molto particolare, secondo una tradizione settecentesca che voleva le cinque parti canoniche (Kyrie, Gloria, Credo, Sanctus e Benedictus, Agnus Dei) suddivise in versetti, ciascuno dei quali realizzato come brano autonomo dal coro o dai solisti, variamente affiancati da singoli strumenti o dall’orchestra intera, a seconda della posizione e del valore contenutistico del testo. Un’alternanza di pagine polifoniche corali, arie e duetti che consente al compositore la più grande varietà, utilizzata però solo a fini espressivi e non virtuosistici, per sottolineare il significato delle parole.
Insomma, la Grande Messa è una pagina che si può ascoltare con il cuore e con la testa. Con la ragione apprezzeremo l’abilità contrappuntistica e la disinvoltura con la quale Bach gioca con gli artifici retorici e con tre secoli di storia della tradizione polifonica europea. Ma andiamo “dove ci porta il cuore” e ci commuoveremo già al primo Kyrie, che sorge dal nulla e poco a poco accresce il senso della preghiera e dell’implorazione, o alla ‘descrizione musicale’ della passione e morte di Cristo, o ancora esulteremo con le trombe nel Resurrexit e nel Sanctus... Ci stupiremo di fronte alla meraviglia di ogni pagina, dimostrazione ulteriore di quanto l’arte (e la musica) ogni giorno di più si dichiari appartenere ad un altro mondo, ben al di là delle tante, stupide, inutili e umane barriere che ci ostiniamo a costruire tra di noi.
Maria Chiara Mazzi




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